Specole, astronomi e «lumi» per capire i segreti del cielo
«Quanno me godo da la loggia mia quelle sere d’agosto tanto belle ch’er celo troppo carico de stelle se pija er lusso de buttalle via, ad ognuna che casca penso spesso a le speranze che se porta appresso». È così che Trilussa descrive una notte di stelle cadenti, nel periodo di San Lorenzo. Un vero «monumento» alla tradizione capitolina di passare il 10 agosto a naso in su nel tentativo di esprimere un desiderio. San Lorenzo non è una festa esclusivamente romana, ma è una di quelle cui la città è più affezionata.D’altronde, è qui che il santo fu martirizzato e custodite le sue spoglie. Tradizione vuole che le stelle - dette anche «fuochi» - siano lapilli caduti dalla graticola del martirio o lacrime del santo, capaci di realizzare i desideri di chi le veda. A farla amare ai romani non è solo la possibilità del «premio», quanto una lunga passione astronomica, che, tra fede e scienza, rimanda alla storia stessa della città. Basta guardarsi intorno per vederne le tracce. Si comincia dagli osservatori, più precisamente, da quello di Monte Mario, inaugurato nel 1938 a Villa Mellini. Con due cupole e una Torre Solare, la struttura ospita pure il museo Astronomico e Copernicano. Ad oggi, l’osservatorio è visitabile solo su appuntamento. La vocazione dell’area, però, rimane. È sul vicino belvedere, infatti, che si raduna il maggior numero di romani a San Lorenzo.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=282369
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